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venerdì 21 luglio 2017


RICETTA KRIMINALE

Prima puntata


© 2017 Stefano di Stasio, la riproduzione non autorizzata per iscritto dall’autore sarà perseguita in termini di legge. Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti, è puramente casuale

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Меня зовут Кристина Сорокеан/Mi chiamo Kristinka Sorocean, diciamo così. Sugli ultimi passaporti che mi sono fatta rilasciare dalla Milizia, la polizia moldava, ho scelto di fare trascrivere questo nome perché Sorocean è un cognome di tutto rispetto in Moldova. Nella nostra storia recente abbiamo avuto diversi personaggi di valore con questo cognome, fra i quali un illustre medico chirurgo e professore di medicina, il cui volto in seguito è stato usato perfino per fare un francobollo delle poste.
Mi presento. Sono una bella ragazza, ho 24 anni, forse sì forse no, sono alta e con tutte le curve al posto giusto. Soprattutto so usare la testa e, finora, ho fatto fruttare due cose di me: il cervello e la fica. Comunque, quello che le altre donne hanno sempre invidiato a me e a mia sorella Victoria, sono gli occhi. Io li ho verdi e lei celesti. Solo che lei è una brava ragazza e io no. A me piacciono i soldi e le auto, oh sì, come mi piacciono queste due cose! Fin da bambina mi sono resa conto che facendo gli occhi dolci potevo sparare qualunque palla, specialmente ai maschi, e sarei stata creduta. Mia sorella, a volte, faceva la fame, la mia famiglia di origine ora è benestante, possiede case e una fattoria, ma quando eravamo piccole non era così. Eravamo poveri e lavoravamo la terra. Adesso è diverso, i miei lavorano in Russia, mio padre è un gran lavoratore, e ci ha regalato due case a me e a mia sorella, una a Drochia e una Chișinău, la capitale della Moldova. Mia madre lo comanda a bacchetta, è in famiglia che ho imparato il ruolo della donna, me l’hanno insegnato mia madre e mia nonna. La donna deve comandare, deve ricattare il marito appena sgarra con rappresaglie di astinenza sessuale e, soprattutto, lo deve scegliere debole, così è più facile dominarlo. Sì, ero abbastanza ricca in Moldova, ma non tanto come serve a me.
Qual è la mia storia? Ora ve la racconto, ma non vi fidate troppo di quello che dico, ha ragione un Italiano che ho conosciuto, un povero coglione per carità, ma una cosa l’ha indovinata. Mi chiama la serpe di fiume, e su questo lui ha ragione. Con gli occhi ho imparato ad usare la lingua e l’inganno, mi sono esercitata bene al mio paese, prima di venire in Italia. Vi posso raccontare qualunque frottola e voi ve la berrete tutta di un fiato. So fingere, so travestirmi e so anche piangere apposta per farmi credere e impietosire. Sono in grado di mentire e di pianificare la concatenazione dei miei inganni, con la stessa facilità con cui voi la mattina passate dal water al bidet e poi al lavandino per lavarvi, oppure con la disinvoltura con cui si fanno la barba i maschi, per me dire palle è diventato un bisogno quotidiano, un atto dovuto e voluto, che so fare con precisione e dovizia di particolari. E vi dirò di più: se mi rendo conto che ho di fronte un maschio, prima lo faccio arrapare, così a lui si confondono le idee e il sangue gli va tutto nel cazzo svuotando il cervello, e poi me lo cucino a dovere. E  poi rido a crepapelle dentro di me, che sono riuscito a stronziarne un altro. Per che cosa? Ma per soldi naturalmente.
L’Italia per me è il paese ideale. Fatemi parlare con un uomo e dopo pochi minuti ho in tasca almeno 100 euro! Io con i pezzenti non ci parlo, e nemmeno con gli immigrati, quelli che non sono italiani. Gli Italiani sono stupidi e infantili con le donne, lo dicono anche tutte le mie amiche prostitute!
Ma adesso veniamo al dunque, vi racconto la mia storia.

© 2017 racconto e foto Stefano di Stasio, rubrica Prospettiva Monka
www.paroleefotografie.blogspot.it

  




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