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sabato 12 agosto 2017

CONFESSIONI 3 di una PROSTITUTA MOLDAVA
LA GIUSTIZIA ITALIANA mi fa RIDERE
vado a chiavare con un Boss della camorra agli arresti domiciliari nella sua villa di lusso il 7 di ogni mese e sono sempre qua al mio posto di puttana

© 2017 Stefano di Stasio per testo e foto. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge. I nomi citati in questa rubrica sono di fantasia. Viceversa, i fatti a cui si fa riferimento sono ispirati a quelli liberamente narrati dalla protagonista, preventivamente  informata di parlare con un giornalista, a fronte di un lauto compenso in denaro in cambio delle notizie esclusive rivelate a PeF.

PUNTATA 1 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:
PUNTATA 2 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:

Pubblichiamo la parte 3 dell’intervista a questa giovane Moldava, venuta in Italia sotto copertura dell’attività di meretrice. Ci racconta di come incontra una volta al mese un boss dei boss della malavita di Aversa prima trasferitosi a Roma, poi obbligato agli arresti domiciliari, per avere rapporti sessuali a pagamento e pianificare traffici internazionali di cocaina, eroina e armi dalla MOLDOVA fino all’Italia.

SOUNDTRACKS CONSIGLIATE:
https://www.youtube.com/watch?v=1FOlV1EYxmg

Mi chiamo Yelena Serpocean, questo è il nome falso sul mio passaporto vero ottenuto corrompendo un funzionario della milizia, e sono nata in Moldavia 24 anni fa, nella Transnistria, quella al confine con l’Ucraina. Dalle mie parti commerciano tutti in armi che esportano in tutta Europa. Sono venuta in Italia a fare la puttana direttamente due anni fa. Il mio nome di puttana è ELVIRA…

Sono venuta in Italia due anni fa. Esercito l’attività di prostituta ma con i soldi che prendo ai clienti ci compro solo le sigarette. Il mio ruolo nell’organizzazione di cui faccio parte, è quello che mi dà i soldi veri, quelli a tre zeri…”

Senti giornalista del cazzo: mi sei simpatico e mi fai arrivare come una troia, e allora ti dico un segreto, ma tienilo per te. Io non sono una puttana come le altre, queste Romene zozzose che stanno qua attorno e a San Tammaro. Mio padre è uno dei più grossi trafficanti della MOLDOVA/TRANSNISTRIA. Ha appoggi anche in Russia. Lui è dovuto scappare da Drochia diversi anni fa, perché quando è andato in galera la prima volta la gente ha saputo la verità. Io e mia sorella Victoria eravamo piccole e a scuola i nostri compagni di classe cominciarono e evitarci come delle appestate. Mia sorella ebbe delle crisi nervose per questo, lei è fatta così. Io allora, avevo undici anni, cominciai a pensare che forse era bello fare la fuorilegge e la trafficante.

   © 2017 foto Stefano di Stasio              © 2017 foto Stefano di Stasio

Mio padre non ci faceva mancare nulla. In pochi anni, lui che sulla carta lavorava in Russia per 500 dollari al mese, riuscì a comprare due belle case, una a Drochia e una nella capitale a Chisinau, una per me e una per mia sorella. Se avesse dovuto comprarle con i soldi del lavoro onesto ci avrebbe messo 150 anni. E cominciai anche a capire che a me piaceva il brivido, a qualsiasi livello. A sedici anni mi fidanzai con uno stronzo un po’ più grande di me, si chiamava Pietro. Lui arrivava subito, non come te, e per farmi arrivare anche a me dovevamo chiavare anche quattro volte. La storia con Pietro non era granché, ma comunque mi fece capire che mi piaceva il cazzo e che mi dava la stessa emozione di quando rubavo e facevo qualche mascalzonata.

Mia sorella a diciassette anni, lei è più grande di me di un anno, si fidanzò con uno di Drochia di venti anni, uno di famiglia Russa, e andò a convivere con lui nella casa che aveva comprato mio padre.
Mio padre, trovò lavoro al fidanzato, per lui è facile, è un boss. Mia sorella non è come me, anche se è molto bella, non gli piace cambiare cazzo spesso. Ci chiavò con questo per due anni, uscì incinta anche, era felice. Anche mia madre, che così aveva incastrato mio padre quando era giovane, era contenta. Da noi se metti incinta una ragazza e non te la sposi, i parenti di lei ti fanno trovare morto. E figuriamoci se fosse successo a mio padre. E invece successe il contrario: la milizia arrestò mio padre, un suo killer lo aveva tradito per danaro. Quando si venne a sapere quale era la vera attività di mio padre e lo seppe anche il padre del fidanzato, gli impose di lasciare Victoria. E mia sorella fu costretta a abortire, lei non si voleva rovinare la vita. E tu, giornalista Italiano del cazzo, me lo insegni, ne abbiamo parlato tante volte, l’hai detto tu: l’aborto per una donna è un boomerang. Quando lo lanci ti risolve i problemi e va lontano, dopo un po’ di tempo ritorna e ti viene in fronte. E così fu. Victoria dopo qualche mese cominciò ad avere problemi psicologici, si depresse talmente che nessuno riusciva ad aiutarla. E fu allora che io decisi di venire in Italia. Parlai con mio padre e gli dissi che mi doveva trovare un ruolo nella sua organizzazione. Mio padre, mi disse di no, che era pericoloso, che i suoi complici a volte uccidevano qualcuno. Ma io fui insistente. E allora lui si mise in contatto con un russo che conosce la malavita Italiana, quella del meridione dico, perché è stato in carcere in Italia.

E così fecero un piano per portare in Italia cocaina, eroina e armi clandestinamente. Mio padre mi disse che dovevo imparare bene l’Italiano prima, e anche il dialetto napoletano, perché quella era la zona di interesse per il nostro traffico. Io dovevo curare personalmente gli interessi della nostra organizzazione Moldava e fare da intermediatore con un grande Boss della camorra.

Venni in Italia a 22 anni, prima lavorai qualche mese in un bar di camorristi a Carinaro di Aversa, per imparare l’Italiano. Mi misi anche con un camorrista che lavorava nell’edilizia, si chiamava Lorenzo. I cazzi italiani mi piacevano assai, la sera mi ubriacavo e chiavavo con il primo che mi andava bene.
Lorenzo mi lasciò, quello stronzo era pure geloso! E allora lasciai il lavoro del bar e mi misi a fare la puttana, tanto per avere una copertura. Mi resi conto che in Italia, per me che dovevo organizzare e gestire un traffico internazionale di droga e armi, non ci poteva essere copertura migliore. La mattina al bar dove si vedono ogni mattina a colazione tutte le puttane che battono qua, e nella zona di Capua/San Tammaro, venivano pure i carabinieri di Capua e ci facevano l’occhiolino. Alla Ucraina che mi accompagnava prima e all’Albanese cocainomane che mi ha accompagnato poi, tutte e due ex prostitute, non hanno mai perquisito la macchina. E figurati che l’Albanese è sotto processo per detenzione illegale e spaccio di droga. Ma questa è un’altra storia, lei dice che gliela ha messa nella macchina la moglie di uno con cui lei chiava. Questo tizio fa la guardia del corpo, si chiava l’Albanese da anni, è sposato e ha due figli con la moglie.

Comunque, da quando sono entrata in contatto con i vertici della malavita, ogni mese, il 7 di ogni mese, vado a chiavare con un boss importante che prima abitava a Roma e ora sta agli arresti domiciliari in un altro posto. Sapessi che villa che ha, con parco e due piscine!

Il primo incontro era il 7 Giugno. Il boss non si è fidato e mi ha mandato un carabiniere in pensione di Piedimonte d’Alife a prendermi con la sua macchina da 100mila euro nel posto in campagna dove faccio la puttana. Mi sembra che già te l’ho raccontato, è quello con il pizzetto e i capelli brizzolati che non intosta, è separato dalla moglie e mi porta qualche volta in giro per i bar dei suoi amici per far vedere che lui è ancora buono. Il boss ha detto al carabiniere in pensione di fare dei giri  larghi in modo che io non potessi riconoscere la strada per andare alla villa di lusso con due piscine dove lo hanno condannato agli arresti domiciliari. Là mi sono incontrato con il boss. 
Era la prima volta, per rompere il ghiaccio ha voluto che gli facessi solo un bucchino. Poi abbiamo parlato di affari. Io gli ho spiegato mio padre e il suo amico Russo che cosa potevano far arrivare in Italia e quanto volevano. Lui mi ha chiesto più cocaina che armi, io gli ho detto che avrei parlato con mio padre e glielo avrei fatto sapere. Lui stabilì già dalla prima volta, che mi sarei dovuta mantenere libera dai clienti il 7 di ogni mese nel pomeriggio dalle 16 alle 19. Io gli dissi che mi andava bene.

La seconda volta, il 7 di Luglio, il boss mi ha spiegato per telefono dove sta la sua villa di lusso e sono andata io direttamente da lui con la mia SMART bianca. Ci vuole quasi un’ora da qua per arrivare a quel posto dove sta ai domiciliari. 
Il boss questa volta era arrapato e fatto di cocaina. Ha voluto chiavarmi in tutti i modi e senza preservativo. Che vuoi? A me fa schifo lo sperma, da quando abortii la prima volta, qua in Italia, Lorenzo o qualcun altro non lo saprò mai, mi avevano messa incinta. Ma con il boss mi sono sentita importante e mi sono fatta sborrare volentieri nella fica, mi sembrava che questo era il modo giusto di celebrare un patto criminale internazionale CAMORRA/MOLDOVA.

 
    © 2017 foto Stefano di Stasio              © 2017 foto Stefano di Stasio

Il boss mi ha detto che adesso tutti i camorristi più giovani, la nuova generazione, sono tutti imprenditori, ingegneri e architetti. Le famiglie storiche di camorristi sono state decimate dagli arresti. È stato questo il motivo che ha spinto la camorra a cambiare strategia. Adesso, il camorrista tipico è un geometra o un ingegnere, comunque un tecnico che lavora nell’edilizia, che fa la spola fra Aversa e Roma.
A Roma dal 2005, quando il boss Bardellino di trasferì da Aversa nel quartiere Tuscolano, esiste la centrale operativa della camorra. Si assicurano grossi appalti nelle gare, partecipando con il nome di ditte pulitissime, quelle che non stanno nella lista delle imprese colluse con la malavita, per legge è obbligatoria una certificazione anti-camorra per iscriversi a una gara per un appalto di un’opera pubblica.
Una volta vinta la gara con qualche trucchetto, la ditta madre insospettabile “spacchetta” il lavoro in centinaia di sub-appalti che affida tutti a ditte che fanno parte o pagano l’organizzazione. Assumono persone nei cantieri, le pagano e così si assicurano il consenso sociale. La manodopera la chiamano direttamente da Aversa. E i tecnici, vanno a Roma quasi tutti i giorni, prendono il lavoro e poi se ne tornano a casa a Aversa a lavorare. Tanto usano tutti il computer.

Quindi, come vedi, caro giornalista del cazzo, io in Italia sono venuta a fare del bene e non a delinquere come scrivi tu sul tuo blog di merda, Parole e Fotografie! E lo sai perché?
Primo, io e mio padre, trafficante dalla MOLDOVA creiamo posti d lavoro. È vero sono posti di lavoro per giovani aspiranti camorristi, ma questo è un dettaglio. Al sud Italia fate la fame, questo è comunque lavoro.
Secondo, io agli Italiani gli do la fica, ed è una bella fica, mi hai visto bene? È vero la do per 3-4 minuti non per 20-30 come le mie colleghe Romene zozzose, ma che vuoi? Io NON SONO UNA PUTTANA, FACCIO LA PUTTANA.

Questi 20 euro del cazzo che mi dà un cliente li uso per comprarmi le sigarette. A me mi paga direttamente il boss di Roma quando vado ad incontrarlo il giorno 7 di ogni mese.
Sono venuti carabinieri, polizia provinciale, forestale, poliziotti e militari: io sai che faccio? Primo: faccio l’occhiolino, così molti tornano in borghese e con un bucchino e una pecorina da 7 minuti ho risolto qualsiasi problema. Secondo: se non li riesco a corrompere con la fica, telefono al boss agli arresti domiciliari, quello che vado a chiavare il 7 di ogni mese, e lui sa cosa fare. Si mette in contatto con politici importanti, qualche telefonata e via. 
I carabinieri l’anno scorso mi hanno portato in caserma e mi hanno preso le impronte digitali, ora quando li incontro al bar dei camorristi, mentre faccio colazione e mangio il mio hot-dog, mi sorridono, guardano il würstel che sporge dalla mia bocca e mi dicono “Ciao signorina puttana, stai facendo riscaldamento per dopo, vero?” si fanno  una risata e mi lasciano stare.

Figurati che la mia SMART non è intestata a me e ha l’assicurazione falsa a mio nome. Anche il mio cellulare è intestato a un nome di uno che non esiste. Te l’ho già detto forse. Me l’hanno data i miei amici camorristi in cambio di 3000 euro, che però io non avevo e devo restituire un po’ alla volta. Dici tu: ma 3000 euro sono 150 clienti, 150 bucchini e pecorine! E lo so: ma che devo fare? A me la SMART BIANCA mi piaceva troppo, e quindi mi sono messa a lavorare tutti i giorni dalle 9 alle 18. I miei amici fanno le ronde, passano da qua, questo bel  posto in campagna dove faccio la puttana, anche 5 volte al giorno per controllare che io sto lavorando per restituire i soldi.

A me questo posto che ho qua, non me lo toglieranno mai! Hai capito? I carabinieri di Caserta sono passati in divisa e macchina di ordinanza l’altro giorno e mi hanno chiesto come andavano i miei affari. Io ho risposto non tanto bene e lo sai che mi ha detto un carabiniere? “Non ti preoccupare, adesso c’è il caldo dell’estate, e gli uomini non hanno tanta voglia di chiavare. Quando rinfresca a Settembre, vedrai che verranno più clienti!”.
Hai capito? Si è preoccupato che non guadagnavo a sufficienza con i bucchini e le pecorine a 20 euro! Un CARABINIERE!


DOVE LO TROVO un PAESE come l’ITALIA? Faccio quello che voglio. Nessuno mi tocca e vado e vengo dalla Modova, se mi servono nuovi documenti falsi. In Moldova mi bastano 100 euro e sul passaporto nuovo ci faccio scrivere qualsiasi cosa!

Sono una importante io, hai capito, stronzo di un giornalista, con chi hai avuto la fortuna di parlare?

© 2017 testo e foto Stefano di Stasio


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