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mercoledì 18 ottobre 2017


© 2017 Stefano di Stasio per testo e foto. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge

I link alla puntata 1 e alla 5, i link alle pentate 2, 3, 4 li trovate in testa alla puntata 5:
PUNTATA 1 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:
PUNTATA 5 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:
Pubblichiamo la parte 6 dell’intervista a questa giovane Moldava. La rispettabile meretrice, come da qualifica lavorativa definita da alcuni giuristi togati Italiani, ci rivela che assapora un gusto perverso nel provocare rocamboleschi incidenti stradali. Ci parlerà del brivido sottile e irresistibile che prova quando si mette alla guida della sua auto a tutta velocità dopo aver assunto in dosi abbondanti alcol e cocaina. Ne conseguono frequenti e disastrosi incidenti stradali che esitano puntualmente nella totale distruzione della sua vettura e, talvolta, nel ferimento e danno di altri malcapitati autisti Italiani senza colpa.

Mi chiamo Yelena Serpocean, questo è il nome falso sul mio passaporto vero ottenuto corrompendo un funzionario della milizia, e sono nata in Moldavia 24 anni fa, a Drochia nella Transnistria, quella al confine con l’Ucraina. Dalle mie parti commerciano tutti in armi che esportano in tutta Europa. Sono venuta in Italia a fare la puttana direttamente due anni fa. Il mio nome di puttana è ELVIRA…

Oggi ti racconto di una cosa che ti farà impressione, caro giornalista. E sai perché? Perché qua, i preti cattolici del cazzo vi insegnano che non bisogna autoinfliggersi ferite e danni. A noi che veniamo dalla Transnistria, ci insegnano che il coraggio di ferirsi da soli è necessario se vuoi diventare un vero criminale. Siamo cresciuti così, d’altra parte Nicolai Lilin è nato in Transnistria, quello che ha scritto Educazione siberiana. Che poi non ho mai capito perché un Moldavo del cazzo parla di educazione siberiana. Ah, tu dici perché la sua famiglia è originaria della Siberia? E che vuol dire? I ragazzi crescono come criminali da noi in Transnistria non a Novosibirsk. Là c’è brava gente, ci abita una mia amica. Comunque, oggi ti racconto del mio passatempo preferito: sfasciare le macchine a tutta velocità dopo che mi sono sballata con l’alcol e la cocaina. C’è da dire che le macchine che ho distrutto non erano mai le mie, eh! Una me l’aveva prestato un mio amico, subito dopo che mi ero fatta chiavare come una troia, perché dopo che hanno sborrato i maschi italiani non sanno dire di no. Un’altra, una SUZUKI, i soldi per comprarla, diciamo così, da un’altra puttana, me li aveva dati uno stronzo al quale avevo raccontato che con una macchina avrei cercato un lavoro onesto. Figurati! E quel coglione ci ha pure creduto! Invece questa SMART me l’avevano data quelli della mia organizzazione e la stavo ancora pagando, a rate di soldi e a rate di bucchini e pecore, diciamo un po’ in denaro e un po’ in natura.
Comunque, l’ultimo incidente della serie è successo nemmeno un mese fa, è stato quando ho sfasciato la mia SMART bianca nuova di zecca fuori a un distributore di benzina. E pensare che qualche giorno prima mi avevano fermato i carabinieri e mi avevano detto che con la patente moldava non potevo guidare in Italia. E figurati se sapevano che la patente moldava era falsa. L’ho comprata per 100 euro. Io esami di guida non ne ho mai fatto, sono una autodidatta. Poi i Carabinieri si sa, quando vedono una puttana pensano sempre che è una ragazza sfortunata, che la sfruttano, che se potesse lei la puttana non la farebbe, che ha i figli a casa da mantenere ecce cc tutte queste stronzate. E meno male che sono così, perciò l’Italia è il paese della puttana! Prendi me per esempio: io sono ricca di famiglia, mi sfruttano è vero, perché qua mi piace avere la banda più potente alle spalle, quelli con le macchine più fiche, tutte AUDI e BMW, ma a me mi piace fare la puttana perché sono stata sempre una troia da quando ero piccola. E se penso che gli altri devono buttare sudore per guadagnare nemmeno la decima parte di quello che faccio io in un mese, a me mi viene da ridere. Non è meglio usare la fica per fare i soldi, anziché le mani? Si suda di meno no?

     © 2017 Stefano di Stasio                                                           © 2017 Stefano di Stasio

Comunque ti stavo raccontando dell’ultimo incodente. Ti dicevo, stavo giù di morale, quel giorno non avevo guadagnato nulla, i miei clienti non vengono a chiavare dopo il 15 del mese hanno finito i soldi. Latitanti agli arresti domiciliari non ce ne stavano che potessero “evadere” per avere giustamente il sollievo di essere fatti un bucchino da me e di potermi chiavare a pecora. Allora ho deciso di consolarmi e di provare il tipo di brivido che preferisco, io a fare la puttana non godo più con il cazzo degli uomini e allora in qualche modo mi devo consolare! Avevo in borsa alcune dosi termosaldate in nastri di quattro, sono i nastri che vendono a 300 euro i miei amici al dettaglio fuori i locali di Aversa. Una dose 100, quattro dosi 300, un buon affare, no? Erano quelle con cui mi avevano pagato per sorvegliare il giorno prima che la consegna della merce nella campagna in cui faccio la puttana andasse a finire nelle mani giuste. Ho separato dal nastro una dose di cocaina.
Prima di tirare la coca, io mi bevo una Radbull, questa già mi mette in euforia, non so perché. Quando mi faccio di sera allora prima mi bevo 4-5 cocktail e allora la Radbull non è necessaria. Ma di giorno quando faccio la puttana non bevo alcol, perché altrimenti questi stronzi di clienti mi chiavano e se ne vanno senza pagare, o mi chiavano sfilandosi il preservativo, mi è successo già una volta.

Così ho fatto anche l’altro giorno, la mattina mi sono comprata una Radbull e due cannucce. Poi sono venuta qua. Non ho preso cazzi fino all’una di pomeriggio. Zero cazzi, zero euro, che tristezza!
Allora, mi sono appartata sotto quell’albero storto laggiù, ho reclinato leggermente il sedile posteriore, mi sono bevuta la Radbull usando la prima cannuccia e contemporaneamente ho fumato due tre sigarette. Poi ho tirato fuori la cocaina, me la sono sistemata sul pacchetto di sigarette e con la seconda cannuccia, l’ho aspirata prima con una narice e poi con l’altra narice. Poi ho chiuso gli occhi.
È proprio allora che provo una sensazione unica, come se un gigante, mi mettesse una mano sotto il culo e mi sollevasse in alto, in alto su fino al cielo. E, contemporaneamente, mi viene una energia pazzesca, non riesco a tenermi. Sento il flusso di sangue che pulsa nelle mie vene e una voglia di gridare a squarciagola. E di aggredire chiunque. Sì divento aggressiva quando mi faccio di cocaina. E così è successo anche l’altro giorno. Sentivo un fremito per tutto il corpo, dovevo andare a tutta velocità, mi sentivo la padrona del mondo. La padrona assoluta, vaffanculo i cazzi, i preservativi, i bucchini, vaffanculo anche a questi camorristi del cazzo che vogliono guadagnare sulla mia fica e sui cazzi che ci sborrano dentro.

      © 2017 Stefano di Stasio                                                           © 2017 Stefano di Stasio

Ho messo in moto la SMART e mi sono diretta a tutto gas al distributore di benzina qua vicino. C’era un ragazzo, uno con gli occhiali.
Gli ho detto: stronzo, mettimi 5 euro di benzina e sbrigati. Quello mi ha guardato da sotto gli occhiali come per dire: e questa chi cazzo è?
Allora io ho sollevato un poco la minigonna e gli ho fatto vedere lo slip, e contemporaneamente, mi sono abbassata gli occhiali da sole e l’ho guardato ammiccando e battendo le ciglia come faccio quando voglio fare la civetta, agli uomini così già gli comincia a venire duro.
Naturalmente, a quel coglione gli è passata qualunque voglia di mandarmi affanculo. Si è sbrigato a rifornirmi di benzina e io gli ho detto andandomene: ciao tesoro, tieniti duro eh! mi raccomando!
Ma quello secondo me, nemmeno ha capito che cazzo stavo dicendo. Ho messo in moto e ho premuto tutto il gas dirigendomi all’uscita del distributore. Mi sentivo potente, potente, potente… BUMMM! Uno schianto bestiale e, contemporaneamente un grido disperato: ooooohhhh! Avevo preso in pieno uno stronzo che passava sulla strada provinciale con la sua vecchia utilitaria. Gli ero entrato in pieno nella fiancata destra, uscendo dalla piazzola del distributore senza nemmeno guardare chi stava arrivando dietro di me. Ho scaraventato l’utilitaria nel fosso ai bordi della strada dalla parte opposta della corsia di marcia. Che bel botto! Aaaah! Mi sono sentita potente. Che soddisfazione, ho fatto un altro sfascio e ne ho sbattuto un altro in aria. Cazzo, questo stronzo portava la moglie a fianco, dal lato dove gli sono andato addosso con la mia SMART. Che cazzo ha potuto dire quel vecchio pazzo! La moglie a fianco era diventata bianca, mia vaveva visto entrare con il muso della SMART nella sua portiera. Vecchia troia! Ah ah ah ah. Sono scesa gli ho dato ragione, sempre ragione, poi è venuto anche il ragazzo della pompa di benzina, quello con gli occhiali che glielo avevo fatto venire duro cinque minuti prima mentre facevo rifornimento. Ho firmato il CID e vaffanculo vecchio. Lui diceva che la moglie si era fatta male e che voleva chiamare la polizia. Io glio ho detto: se chiami la polizia, io non ti firmo il CID e i soldi per aggiustarti la macchina li vedi fra un anno, se ti va bene! E l’ho fatto ragionare. A volte capita che lo stronzo con il quale mi scontro con la macchina è un mio cliente e allora gli faccio un pompino, gli firmo il CID e lo faccio felice.


     © 2017 Stefano di Stasio                                                           © 2017 Stefano di Stasio

 Tu lo sai che qui nessuno mi tocca, la polizia municipale fa finta di perseguitare noi prostitute, distribuisce, armi in pugno le multe di 500 euro, e poi, quando il cliente se ne è andato rimane a ridere e a scherzare con me. I carabinieri fanno finta di cercarmi, per consegnarmi un foglio di via da più di un anno ma non mi trovano mai. E grazie. Quello che è addetto alla registrazione del foglio dei turni con le mansioni destinate giorno per giorno nella loro caserma, va pazzo per laa mia fica. Mi viene a chiavare a pecorina appena finisce il turno in caserma ogni giorno, il tempo di mettersi in borghese. Lui mi vuole continuare a chiavare a pecorina, col cazzo che mi fa consegnare il foglio di via! Appena la volante lascia la caserma mi avverte. Abbiamo un segnale convenuto. Dal suo cellulare tre squilli sul mio numero. Significa che stanno arrivando i colleghi. Poi mi manda un sms con un numero, per esempio “15”. Significa che la volante potrà stare qua alla mia postazione di puttana fra circa 15 min. Se sto lavorando arronzo il cliente di turno, lo sai che non spendo mai più di 7 minuti per farlo arrivare con bocca e fica. E se non arriva chi se ne frega, dopo 7 minuti lo arronzo lo stesso, tanto, come tutte noi, mi faccio pagare all’inizio. E mi vado a prendere un caffè. La volante viene, non mi trova, e va a rompere il cazzo a quella stronza di Romena bionda e grassa che sta un chilometro più avanti, per chiederle io dove sto. Lei ovviamente non lo sa, io la odio per tanti motivi, ma per uno in particolare che poi ti racconto magari in un’altra intervista.

Tu mi chiedi: che cazzo faccio quando ho sfasciato la mia macchina e quella dello stronzo di turno che ho urtato? Allora, prima di tutto faccio in modo che l’altro autista non chiami carabinieri o polizia per effettuare il sopralluogo. I carabinieri mi conoscono, lo sanno che sono cocainomane, se vengono mi fanno test alcol e test droga e mi sequestrano la patente. Per calmare lo stronzo a cui sono andata addosso, gli firmo una costatazione amichevole di sinistro, il CID come dite voi, gli firmo tutto quello che cazzo vuole, scrivo che la colpa è mia. Poi, quando ho fatto 2-3 incidenti con una macchina, per esempio con la SUZUKI, me la “vendo” a un’altra puttana, però non le dico che ho fatto incidenti. Lei all’inizio non se ne accorge, perché quando rinnovo l’assicurazione della mia auto, lo faccio per un anno, e figurati se a me una macchina mi dura un anno. Dopo 2 mesi di incidenti già ne ho fatto almeno 3. Allora la scambio con l’auto di un’altra troia della mia organizzazione e quella della cifra astronomica che deve pagare al rinnovo dell’assicurazione, perché mi hanno fatto salire di 4-6 classi di merito, se ne accorge 10 mesi dopo. Sono furba io! Come cazzo mi piace la velocità e l’ebbrezza dello schianto!
Devo stare solo attenta a non ammazzare nessuno, perché se no i carabinieri li chiamano comunque. Ma qua la gente ha la pelle dura, specialmente gli anziani e finora mi è sempre andata bene.
E poi devo dirti una cosa: se ne faccio qualcuno secco, di guidatori Italiani dico, io me ne scappo anche a piedi, telefono ai miei amici della organizzazione di Casaluce e mi faccio venire a prendere.
A me gli Italiani mi fanno schifo, te l’ho già detto, perché sono molli, senza orgoglio, rispettano la legge e pagano le tasse, quasi tutti voglio dire, è chiaro che i miei amici non lo fanno. Ti rendi conto?
 Da noi in Transnistria gli uomini veri non pagano le tasse, se le fanno pagare dagli altri!
Se faccio secco qualche italiano con la mia macchina, ci sarà solo un bastardo vigliacco in meno e un po’ di tasse pagate mancanti.
Però l’Italia mi piace, specialmente il Sud, è un paese con un sole bellissimo e campagne verdi e ricche. Il posto ideale per una come me che è venuta a fare la puttana dalla Moldavia. Viva l’Italia!

© Stefano di Stasio - Ogni riferimento a persone e/o fatti realmente accaduti è puramente casuale


sabato 30 settembre 2017



© 2017 Stefano di Stasio per testo e foto. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge

PUNTATA 1 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:
PUNTATA 2 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:
PUNTATA 3 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:
PUNTATA 4 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:

Pubblichiamo la parte 5 dell’intervista a questa giovane Moldava. In questa parte, la signorina prostituta ci svela come avviene nel dettaglio la consegna di sostanze stupefacenti, mentre lei apparentemente svolge con tranquillità il suo lavoro di “onesta meretrice”.


Mi chiamo Yelena Serpocean, questo è il nome falso sul mio passaporto vero ottenuto corrompendo un funzionario della milizia, e sono nata in Moldavia 24 anni fa, nella Transnistria, quella al confine con l’Ucraina. Dalle mie parti commerciano tutti in armi che esportano in tutta Europa. Sono venuta in Italia a fare la puttana direttamente due anni fa. Il mio nome di puttana è ELVIRA…

E va bene giornalista del cazzo! Sei troppo sveglio per continuare a raccontarti stronzate del perché vengono e vanno da qua il furgone bianco con i tubi di acciaio inox fissati sopra al tettuccio e la macchina bianca, e perché furgone e macchina sono guidate da cittadini con passaporto Bulgaro.
Tanto è inutile, tu alle mie palle non ci credi più e sono sicura che hai capito già tutto!
L’hai visto pure tu che vanno ad aspettarmi direttamente verso il fondo del viottolo di campagna dietro la duna a destra, dove mi apparto con i clienti. E mi aspettano anche parecchio tempo, a volte.
Io ti dico i particolari, ma tu devi darmi altri 800 euro, ok?

OK. Allora, forse tu lo sai già, ma il business in Campania non è più l’estorsione ma il traffico e lo spaccio di droga. Cocaina, eroina e qualche volta crack. Ma soprattutto cocaina e crack, i miei amici lo chiamano vino bianco e vino rosso. Per fare i soldi, molti soldi con queste cose bisogna risolvere due problemi.

Il primo problema è mettere in piedi una organizzazione internazionale che faccia arrivare la merce in Italia. Questo non è difficile perché di stronzi a cui piace viaggiare ne trovi a decine. Poi ci sono gli accordi bilaterali di cooperazione. Per esempio la Moldova, il mio paese, ha fatto un accordo di scambio con la Puglia e ti posso assicurare che non si scambiano solo uva e verdure. Io per esempio, sono venuta in Italia ufficialmente la prima volta come interprete di una ditta Moldava che aveva stretto accordi commerciali con una azienda agricola di Barletta. Altri contatti si prendono con le associazioni che chiamano umanitarie, perché dalla Bulgaria passa il flusso di migranti che vengono a piedi verso l’Europa prima dall’Iraq e dall’Afghanistan e adesso anche dalla Siria, passando per la Turchia.

Esiste una rotta aerea di trasporto della coca e dell’eroina che dal Sud America, fa scalo a Madrid e da lì arriva a Fiumicino, ma la GOA della Guardia di Finanza Italiana l’hanno scoperta il mese scorso e hanno sequestrato 55 chili di cocaina. Lo sai quanto valgono sul mercato 55 chili di cocaina? No? Te lo dico io: valgono più di 20 milioni di euro, in termini di vendita al dettaglio. Quindi, per aereo non se ne parla e, d’altra parte, i miei amici della Transnistria conoscono bene come farne a meno. Da noi quelli più onesti fanno i contrabbandieri. Non posso dirti di più, ma il grosso della merce arriva via mare, a Napoli.

Poi bisogna risolvere il secondo problema. Come ti dicevo, una volta arrivata in Italia la merce deve essere smistata sul territorio, ma non una volta al mese, qua bisogna lavorare tutti i giorni per fare andare avanti le organizzazioni criminali. E invece, il nucleo antidroga dei Carabinieri la GOA della Guardia di Finanza hanno arrestato un sacco di gente negli ultimi mesi. E le organizzazioni hanno bisogno di lavorare sempre, non possono fermarsi nei periodi di “crisi”.

    © 2017 foto Stefano di Stasio                                     © 2017 foto Stefano di Stasio

Allora quando hanno messo ai domiciliari i pusher soliti, che sono Italiani, sai come si fa?
La ricetta anti-crisi, quando mettono ai domiciliari i pusher Italiani è di fare venire in Italia cittadini Bulgari incensurati e qualche puttana dell’Est, dalla Bulgaria, Romania o dalla Moldova.

Tu dici: e perché si prendono i cittadini Bulgari? La Bulgaria è l’unico paese dell’Unione Europea, insieme alla Grecia, che usa un altro alfabeto. Quindi c’è il problema di tradurre in caratteri europei il nome sui passaporti che è scritto in alfabeto cirillico. Là a Sofia e negli altri consolati, anche quello a Roma, ci sono funzionari corrotti della nostra organizzazione internazionale. Quando vanno a fare la trasformazione dall’alfabeto bulgaro a quello italiano, ti possono scrivere quello che cazzo ti pare se li paghi bene!

Lo stesso si può fare, con le prostitute Bulgare e, ma un po’ di meno con quelle che vengono dalla Romania o dalla Moldova come me. Comunque, la tecnica è semplice. Si tratta di cambiare o cancellare le ultime lettere del cognome e di alterare il nome di battesimo. Ci sono alcune lettere del Romeno e della lingua Moldava che non esistono nell’alfabeto italiano, che ha poche lettere in confronto agli alfabeti delle lingue slave dell’Est. Che ne so: DĂNEŞTI diventa DANESC, ŞOROĈEANU diventa SOROCEAN ecc. ecc. Una volta ritoccato anche l’anno di nascita sul passaporto il gioco è fatto, sia per i corrieri Bulgari sia per le prostitute Romene o Moldave.

Però la puttana deve essere sveglia come me, deve saper parlare a perfezione il Rumeno, il Bulgaro, l’Albanese e l’Italiano, anzi deve studiare a fondo il dialetto Napoletano, perché qua tutti parlano in dialetto anche poliziotti e carabinieri e deve tenere sempre le orecchie belle dritte.
 Io sono perfetta, ho imparato a leggere e a scrivere perfettamente l’Italiano in 4 mesi, e tu l’hai visto perché mi hai conosciuto più di un anno fa. All’inizio, ti scrivevo negli sms: “non mi fare innervozire”, oppure "mi sono comprata due giuppini" o “per che” o “inteliggente” o altre cazzate che adesso non ti scrivo più. Ho imparato anche le parole Italiane che si scrivono con l’accento acuto e quello grave, e molti Italiani non sanno nemmeno la differenza fra gli accenti.

Ora ti spiego nei particolari come avviene la consegna.
Io faccio il mio lavoro di signorina puttana come dicono alla mia amica Ana, che fa la prostituta a San Tammaro, i carabinieri quando la incontrano al bar o quando Ana li chiama per farsi pagare da qualche cliente che vuole fare il furbo. Sto qua dalle 9:30 alle 18:00 d’estate, al mio posto in questo crocevia dove partono 2-3 stradine sterrate di campagna. Il mio posto è all’imbocco delle stradine di fianco alla casa abbandonata.

Verso le 12 viene il carico portato qua dal furgone bianco con i Bulgari con i tubi inox sul tettuccio, targa Italiana, intestato a una ditta che lavora nel settore edile vicino Aversa. Imbocca la strada sterrata e si infila nel viottolo a destra, quello dietro la duna di terra dove c’è quella piccola discarica abusiva e là, se non mi hanno incontrato all’imbocco delle stradine mi aspettano, perché io vado a chiavare con i clienti nel viottolo a sinistra di mattina. Poi mi sbrigo e il cliente mi riporta alla casupola scarrupata.
Da qua io vedo dietro la duna e se noto il furgone vado a piedi dove mi aspettano. Il furgone scarica la merce e la mischia alla spazzatura o la sotterra sotto una decina di centimetri di terra. Mi fanno vedere dove la nascondono e ci mettono un segno particolare, che so, una bottiglia di birra vuota. Poi se ne vanno.

Verso le 14, vengono altri con l’auto a ritirare la merce, fingendosi clienti. Parlottano con me all’imbocco della stradina, io salgo a bordo e li faccio andare sul viottolo a destra dietro la duna. Là mi metto a pecorina e mi faccio chiavare, così se qualcuno ci osserva, gli pare che è tutto regolare: puttana, cliente, bucchino e pecorina.
Poi il corriere finto cliente, recupera la droga. Si tratta di consegne di massimo 20-50 grammi, valgono sotto i 5000 euro per lo spacciatore al dettaglio, è roba che pesa poco e che a volte va in un pacchetto di sigarette o in una busta di carta. La merce è impacchettate in buste termosaldate, se sono state un po’ fra l’immondizia o sottoterra non se ne accorge nessuno.
Il corriere mi dà il denaro per la merce e anche questo è una cosa furba, perché chi ci osserva, se qualcuno ci osserva, pensa che il corriere mi sta pagando come fa un cliente qualsiasi con una prostituta. Mi dà mettiamo 3000 euro tutto in banconote da 20 euro. Così se me le trovano addosso dico che me le hanno date i clienti, io, come tutte le altre prostitute, mi prendo 20 euro bocca-fica. Poi il corriere se ne va. Intoppi non ce ne sono di solito, ma qualche volta sì. Per esempio, di venerdì pomeriggio c’è uno stronzo, un avvocato di Aversa, che viene a prelevare sempre molta roba sempre fatto di cocaina. E allora lui la vuole provare subito. Ci appartiamo e lui tira la coca e la fa tirare un po’ anche a me, ci divertiamo insieme. Ma è troppo rischioso per me. Ultimamente gli ho detto che così non va e allora, adesso che l’organizzazione mi ha dato una macchina, ci vediamo nell’albergo qua vicino, Il vitellino rosso, e là stiamo a chiavare ogni venerdì e a tirare coca. L’ultima volta, il 7 Luglio, siamo stati quasi due ore.

Tu dici: ma i soldi poi come li consegni ai capi dell’organizzazione? Teli porti dietro? E se ti fermano a un posto di blocco? Ti rispondo che io sono stata la prima a dire a chi organizza queste cose che denaro o droga in borsa o nella mia auto, con cui vengo a fare la puttana ogni giorno, non ne volevo, perché io non posso stare con 4000 euro di banconote in tasca, a rischio che mi rapinano.
 E allora? Dopo la consegna alle 14 hanno pensato un’altra furbata.

Alle 16 circa viene una macchina guidata da un altro Bulgaro, targa bulgara, tanto adesso la Bulgaria è UE. Lui è incaricato di prelevare i soldi che hanno lasciato gli acquirenti delle 14 e di portarli a destinazione, e anche di riferirmi le consegne per il giorno dopo, chi deve venire a ritirare dietro la duna di terra e con che macchina. Il Bulgaro entra con l’auto nella strada sterrata, la percorre tutta e mi va a spettare in fondo sotto gli alberi. Io lo raggiungo, oppure lui mi aspetta, una volta c’eri pure tu, e mi ha aspettato quasi un’ora mentre noi eravamo appartati. È stato quando lui mi ha detto “dove eri finita?” perché ce ne eravamo andati io e te al nostro posto segreto e lui non mi aveva visto nel posto solito dove vado con gli altri clienti. Io parlo tutte queste cazze di lingue ma il Bulgaro parla solo Bulgaro ed è travestito da muratore. In macchina porta gli attrezzi e viene sporco di calce. Se lo fermano a qualche posto di blocco, lui dice: io torno lavorare, io stanco, dovere mangiare.
Dopo che l’ha ripetuto 4-5 volte, anche il Carabiniere più inflessibile si impietosisce e lo lascia passare. Comunque, lui i documenti della macchina ce li ha tutti a posto e non trasporta droga, porta solo i soldi e i soldi se li mette addosso in una sacca che porta appesa al collo sotto la maglietta. Anche se lo fermano a un posto di blocco e gli perquisiscono l’auto, per fargli una perquisizione corporale serve un mandato particolare di un giudice.

Va bene, caro giornalista del blog del cazzo Parole e Fotografie, tu sei un figlio di puttana, ti ho detto quello che già avevi immaginato dopo che per un anno mi hai ronzato intorno. Però adesso dammi i soldi che abbiamo pattuito e vattene affanculo, che sono quasi le 12, è orario di consegna!

© 2017 testo e foto Stefano di Stasio. Qualsiasi riferimento a fatti e persone realmente esistenti è del tutto involontario e dovuto a mera casualità.


giovedì 28 settembre 2017

DUE AGENTI di POLIZIA MUNICIPALE INDAFFARATI contro la PROSTITUZIONE DILAGANTE nel loro COMUNE. Parte 1

COME ESEGUIAMO I NOSTRI INTERVENTI di REPRESSIONE del MERETRICIO in STRADA

© 2017 Stefano di Stasio per testo e foto. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge

HINT for SOUNDTRACK:

Oggi, vi racconterò una favola. Non è a lieto fine, ma è maledettamente vera. Quando si dice che la realtà supera l’immaginazione…
C’era una volta un paese non molto lontano, bagnato dalle acque di un fiume, che gli antichi osci battezzarono Volturno per significare la terribile afa distruttrice di ogni raccolto nei mesi estivi. E in questo paese c’erano dei vigili urbani, che pomposamente si definivano polizia municipale, che erano stato incaricati da un sindaco fascista di battere metro per metro le campagne circostanti.
Alla ricerca di che? No, no, non di cattivi e delinquenti, quelli potevano essere amici di famiglia.
I vigili, come sceriffi nel far west, pattugliavano diligentemente le campagne alla ricerca di puttane, sì, avete capito bene, prostitute. Insomma, è come se gli sceriffi andassero ogni giorno a caccia di quaglie, solo che le quaglie avevano culo da fuori e perizoma di pizzo per attirare i villici con irresistibili orgasmi a buon mercato. A quanto? A 20 euro alla botta, la botta significava anche soltanto da 4 a7 minuti di tempo, dipendeva dalla pretenziosità della puttana che si capitava.
Due sceriffi in particolare, che si chiamavano Vanni Dalcampo e Tore De Pietro, erano stati incaricati del pericoloso pattugliamento. Armati di tutto punto si appostavano, seguivano senza farsi vedere la macchina del cliente di turno con la puttana a bordo e poi quando sul glande già era stato assicurato il profilattico, si avvicinavano, pistole in pugno e intimavano: alzate le mani e non fate scherzi. Una volta, anzi molte e molte volte, una di queste prostitute che veniva dalla Transnistria, che è una terra della Moldova popolata da trafficanti e criminali, e si chiamava Yelena Serpocean, almeno questo era il nome che aveva sul suo passaporto probabilmente falso, fu coinvolta in queste incursioni valorose dei due agenti Dalcampo e De Pietro. E dopo Yelena raccontò quanto era accaduto nei dovuti particolari, per esempio, che quando si affacciavano armi in pugno alla macchina improvvisata alcova del cliente con la prostituta, allora era capitato spesso che clienti si alzavano di scatto i pantaloni con tutto il preservativo ancora sulla capocchia dell'uccello. E la stessa donna disse anche al cantastorie, il cui nome era ©Udo Svengborg®e che veniva da un paese lontano e da un tempo antico, che molti suoi clienti avevano intorno a 70-80 anni e si ingozzavano di medicine pro-erezione, perciò vi lascio immaginare, quanto poteva essere pericoloso per loro uno spavento del genere.
Ma gli sceriffi applicavano la legge, anzi dicevano che loro erano la legge in quei territori bagnati dal Volturno. Ovviamente, all’intervento terroristico a mano armata seguiva il cosiddetto verbale con una multa da 500 euro, che poi consisteva in una sbiadita fotocopia da compilare in triplice copia a mano. E là era da ridere, perché Vanni Dalcampo, quello dei due vigili che si incaricava della compilazione della triplice copia, non era nemmeno capace di ricopiare integralmente quello che era scritto sulla prima copia. Che so, per esempio, se c’era una contestazione del malcapitato cliente, veniva automaticamente travisata dalla prima alla seconda copia e poi arrivato alla terza copia, Dalcampo scriveva praticamente quello che cazzo voleva. E fin qui tutto regolare, almeno apparentemente. Naturalmente, il verbale di 500 euro veniva fatto anche alla puttana, perché la legge era uguale per tutti.
Quasi uguale, però. Perché il cliente tirava fuori la carta di identità Italiana con tanto di nome, cognome e indirizzo. Invece la puttana tirava fuori al massimo la fotocopia del passaporto con nome e cognome rigorosamente falsi e dichiarava agli sceriffi un indirizzo altrettanto platealmente falso. E per gli sceriffi questo era regolare. E perché? Provate un po’ a indovinare.

    © 2017 foto Stefano di Stasio                                    © 2017 foto Stefano di Stasio


Per mettervi sulla strada vi dirò che entrambi gli sceriffi Vanni Dalcampo e Tore De Pietro, quando facevano questo tipo di interventi sul campo, cominciavano a guardare con insistenza la merce delle puttane, e voi lo sapete di che cosa sto parlando, praticamente di quello che si vedeva senza veli fra e dietro le gambe delle oneste meretrici e all’altezza del loro generoso decolté. Poi, impercettibilmente, all’agente PM Tore cominciava a colare bava dagli angoli della bocca e l’occhio nero dell’agente PM Vanni diventava sempre più piccolo, oblungo e lucente, praticamente quello di un porco. Ed entrambi cominciavano ad accalorarsi per davvero.
Dopo la formalizzazione delle multe, seguiva un attimo di scoramento, scoramento del cliente intendo e di malcelata soddisfazione dei due sceriffi per l’impresa compiuta. Per onestà, è necessario qui specificare che la multa della puttana non sarebbe mai stata pagata, e Dalcampo e Di Pietro questo lo sapevano perché probabilmente era la decima volta che le facevano un verbale, e invece quella del cliente sarebbe stata pagata a tempo di record per paura che la moglie dello stesso venisse a sapere la cosa magari a mezzo di una comunicazione postale. Dopo di ciò tipicamente il cliente se ne andava sconsolato mentre la puttana, ovviamente, rimaneva al suo posto.

E questo chi l’ha raccontato al cantastorie? Ma naturalmente Yelena Serpocean, che l’aveva, per così dire, preso in simpatia. ©Udo Svengborg® aveva conosciuto molte donne nella sua vita, di ogni paese e di ogni cultura, e quasi tutte le aveva fatte contente, sessualmente intendo.

     © 2017 foto Stefano di Stasio                                              © 2017 foto Stefano di Stasio


E dunque, come aveva raccontato Yelena, anche i vigili con lei rimanevano intrattenendosi in ameni discorsi scherzosi con la troia, oh scusate, volevo scrivere la signorina prostituta, che rideva, insieme a loro, di come il cliente se l’era fatta sotto.
Ma poi gli sceriffi cominciavano a provare una strana sensazione, un opprimente senso di insoddisfazione fisica, e si innescava l’azione di un tarlo della mente tormentoso e insistente, che cominciava a rodere i poveri cervelli da sceriffo, accresciuto, tanto più dalla erezione e dalla adrenalina che, probabilmente, gli avevano procurato la vista della ravvicinata della merce della puttana e l’intervento speciale armi in pugno che avevano appena effettuato, rispettivamente.
E per ora basta così, ©Udo Svengborg®è vecchio, molto vecchio, e si stanca facilmente. Il resto ve lo racconterà nella prossima puntata.

© Stefano di Stasio. I nomi nei racconti sono totalmente inventati. Ogni riferimento a fatti o persone realmente accaduti o esistenti è puramente casuale e involontario.


sabato 9 settembre 2017

PROSSIMAMENTE su PAROLE e FOTOGRAFIE nella rubrica CONFESSIONI di una PROSTITUTA MOLDOVA:
NEW! 1. Intervista a due solerti AGENTI di POLIZIA MUNICIPALE impegnati h24 nella dura repressione del meretricio: Vanni Dalcampo e Tore De Pietro confessano il loro dramma psicologico.
Link: http://paroleefotografie.blogspot.it/2017/09/intervista-ai-due-agenti-di-polizia.html

2.Giornalista di PeF, sei un bastardo, ma chiavi bene e mi paghi molto per parlare con te.Ti voglio raccontare la mia storia che è cominciata in Moldova/Transnistria quando avevo nemmeno 20 anni.

3.YELENA SERPOCEAN, prostituta Moldava e trafficante internazionale di cocaina, si confessa: 
CONFESSIONI 6: Ecco come l'ORGANIZZAZIONE mi tiene INCATENATA senza catene.
CONFESSIONI 7: LE MIE SCENATE di GELOSIA con un CLIENTE PARTICOLARE.

4.Intervista a un PUBBLICO MINISTERO senza nome: per me la PROSTITUTA HA SEMPRE RAGIONE ANCHE SE TRAFFICA COCAINA.

1. 2. 3. 4, SEGUONO A BREVE su PeF, SEMPER FIDELIS

mercoledì 30 agosto 2017

CONFESSIONI 4 di una PROSTITUTA MOLDAVA
Il kit-base: passaporto Moldavo a nome falso e cellulare Italiano intestato a nessuno

© 2017 Stefano di Stasio per testo e foto. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge. I nomi citati in questa rubrica sono di fantasia. Viceversa, i fatti a cui si fa riferimento sono ispirati a quelli liberamente narrati dalla protagonista, preventivamente  informata di parlare con un giornalista, a fronte di un lauto compenso in denaro in cambio delle notizie esclusive rivelate a PeF.

PUNTATA 1 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:
PUNTATA 2 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:
PUNTATA 3 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:

Pubblichiamo la parte 4 dell’intervista a questa giovane Moldava, venuta in Italia sotto copertura dell’attività di meretrice. In questa parte ci racconta delle cose essenziali che si è procurate per venire in Italia a delinquere, ovvero un passaporto a falso nome rilasciato regolarmente dalla autorità competente della repubblica Moldova e un cellulare italiano intestato ad un anonimo inesistente o deceduto, oppure a una ditta fantasma.
Hint for soundtracks:

Mi chiamo Yelena Serpocean, questo è il nome falso sul mio passaporto vero ottenuto corrompendo un funzionario della milizia, e sono nata in Moldavia 24 o 25 anni fa, nella Transnistria, quella al confine con l’Ucraina. Dalle mie parti commerciano tutti in armi che esportano in tutta Europa. Sono venuta in Italia a fare la puttana direttamente due anni fa. Il mio nome di puttana è ELVIRA…

Oggi mi hai leccato bene la fica e a me mi piace troppo assai, come dite voi qua. Ti voglio fare un regalo per il tuo blog, come cazzo hai detto che si chiama? Ah, Parole e Fotografie. Però questa notizia è una bomba e ti costerà un extra di 1000 euro, oltre ai 5000 che già mi hai dato per queste interviste.

Ti voglio raccontare che cosa occorre a una come me, che viene da una rispettata famiglia di fuorilegge Moldavi, per venire a fare la prostituta e la criminale anche in Italia. E a prendere contatti internazionali per i nostri affari, lo sai che parlo correntemente quattro lingue e, adesso, anche l’Italiano.
La prima cosa è procurarsi in Moldova un passaporto a falso nome. Ci sono due metodi. Uno è quello di inventarsi un nome totalmente falso, come ho fatto io. L’altro è quello di ritoccare il proprio cognome come ha fatto per esempio Diana, la puttana che lavora con me in questo posto di campagna qua in Italia.

Ti dico come ho fatto io. Dopo il liceo sono andata all’università a Iasi e mi sono iscritta alla facoltà di economia aziendale. Io la sera mi ubriacavo e prendevo cazzi, ma qualche mia collega era una studentessa modello. Ce n’era una in particolare, aveva due anni più di me, che mi stava sul cazzo. Era una brava ragazza, stava sempre a studiare e quando parlava con un uomo diventava rossa, invece di squadragli il rigonfio che aveva fra le gambe sotto i pantaloni.
È inutile che ti dico che adesso lei è manager di un albergo a Chisinau, mentre io sto qua a fare la puttana e a trafficare cocaina.

Allora, quando mi diplomai in economia e decisi che il lavoro onesto non faceva per me, andai all’ufficio passaporti e comincia a fare gli occhi dolci all’impiegato panciuto della repubblica Moldova che lavorava là. Gli dissi che mi serviva un passaporto con un altro nome, ma prima gli feci un bucchino. Da noi le donne non lo fanno ai mariti, molte no sanno nemmeno che cos’è, ma io ho imparato presto perché sono brava con internet. Lui lo apprezzò molto e io gli promisi di fargliene uno al giorno per una intera settimana. E così successe. Però volle anche 500 euro quel figlio di puttana.
A quei tempi, e ancora adesso, era facile farsi rilasciare un documento falso, me lo spiegò un mio cugino di Drochia che traffica in armi con il medio oriente, perché non esisteva il chip con i dati biometrici. Non esiste tuttora dato che è obbligatorio solo per i cittadini dell’Unione Europea. Il difficile era ottenere il primo passaporto con falso nome, perché quando lo rinnovi, viene automaticamente ricopiato quello che c’è scritto nel passaporto vecchio.
Gli amici di mio cugino, criminali più esperti di lui che ha più o meno la mia stessa età, mi consigliarono di fare una foto tessera in bianco e nero con una acconciatura dei capelli a caschetto che nascondesse quanto più possibile i tratti laterali del viso. Il bianco e nero serve a non far vedere il colore dei capelli e degli occhi e i miei sono grandi e verdi, si notano.
Indovina che nome feci scrivere sul passaporto? Lo hai indovinato eh? Sei un figlio di puttana anche tu, giornalista del cazzo!
Quando ebbi ottenuto il passaporto nuovo fiammante intestato a Yelena Serpocean, feci le pratiche per avere un visto turistico per l’Italia. Dura tre mesi. Il trucco è fare un biglietto di andata e ritorno e di dichiarare un nome di un’amica inesistente quando sbarchi all’aeroporto di Fiumicino. Poi il biglietto di ritorno lo butti nel cesso e fai perdere le tue tracce in Italia. Nessuno controllerà mai al momento se quell’amica esiste davvero o no, quello che è importante è che dici alla polizia di frontiera italiana un nome vero di via di una città.


    © 2017 foto Stefano di Stasio                       © 2017 foto Stefano di Stasio

Così sbarcata in Italia, contattai il camorrista vicino Aversa che mi aveva presentato un mio connazionale che ha un traffico di armi internazionale, al quale ero arrivata tramite gli amici di mio cugino.
Questo mi mise in contatto con un poliziotto che aveva una casa a Carinaro, vicino Casaluce, che mi affittò per 250 euro al mese, in nero e senza contratto. Il proprietario cerca di evitare qualunque contatto diretto con me, ha paura di essere scoperto, anche i soldi glieli lascio sul tavolo il 20 di ogni mese. Il poliziotto ha affittato la casa anche a due Albanesi che lavorano tutto il giorno nelle campagne e tornano a casa solo la sera. La bolletta della luce è unica, è intestata a nome del poliziotto. Figurati che cerca di imbrogliarci anche su questo, quello stronzo! Ci vuole far pagare la bolletta due volte, una a me e una agli Albanesi. Ma l’ultima volta gli Albanesi si sono incazzati e così ora non ci prova più.

Per fare la puttana mi serviva soprattutto un telefono cellulare. Parlai con il camorrista e questi mi procurò una scheda SIM intestata a un Italiano che non esiste. Io direttamente non potevo comprarla, perché il mio passaporto, anche se era falso, avrebbe schedato il nome con cui dovevo “lavorare” in Italia.
Lo sai come fanno a proccurare queste SIM e anche altre cose che poi ci passiamo fra puttane, come le SMART?
Si inventano sulla carta delle società fantasma, che usano per riciclare i proventi dei camorristi o per fingere di svolgere subappalti di lavori più grossi. Queste società non esistono, non c’è la sede, né chi ci lavora ma comprano, intestate a nome della società per esempio 30 cellulari con SIM e 5 SMART. Poi, se le prostitute si affiliano al clan di camorristi, le danno il cellulare nuovo di pacco più la SIM con il nuovo numero intestato alla società fantasma, e se lei è d’accordo a fare da corriere della cocaina e/o ad andare a chiavare dai camorristi agli arresti domiciliari, le danno anche la SMART.

     © 2017 foto Stefano di Stasio                       © 2017 foto Stefano di Stasio

Il resto lo sai già. Quando mi fermano i carabinieri o la polizia locale , mostro la fotocopia del passaporto e do l’indirizzo falso. Non mi troveranno mai! E anche se mi trovano, che mi possono fare? Mi rimandano in Moldova? E io vengo di nuovo con un nuovo passaporto e un nuovo nome, chi se ne frega!
Io mica mi chiamo Yelena Serpocean veramente!
A parte che quelli della polizia locale, dopo aver distribuito verbali da 500 euro ai miei clienti di mattina, ritornano in borghese di pomeriggio e vanno a chiavare con la mia collega, quella Romena che sta un po' più in là che sembra un trans e parla in dialetto di Salerno, lei ha fatto la puttana a Salerno per 5 anni.
Perché mi faccio chiamare ELVIRA? Perché con le chiavate e i bucchini si guadagna poco da queste parti. Molti mi chiedono anche lo sconto, vogliono fare per 15, anche per 10 euro! E allora i miei amici mi hanno procurato un lavoretto part-time che posso fare mentre faccio la puttana, diciamo che faccio il vigile delle consegne di cocaina, dopo ti dico qualcosa in più.
Scelsi come nome di puttana quello di ELVIRA perché a Casaluce c’era una donna un po’ più grande di me che spacciava cocaina. Così potevo dire che ero io a chi non la conosceva personalmente. Ora a questa donna l'hanno arrestata perché ha sputato in faccia un carabiniere durante una perquisizione domiciliare.

Un giovedì di gennaio 2016, il 14 gennaio, mi feci accompagnare in questa campagna da uno che mi chiavavo in quel periodo, si chiamava Lorenzo e faceva l’operaio delle macchine movimento terra nelle imprese edili della camorra, e cominciai le mie due attività lavorative parallele. Il lavoro di vendere la fica e quello di sorvegliare sulla consegna della cocaina.
La cocaina arriva direttamente via nave, e viene portata qua dai furgoni bianche di Rumeni e Bulgari in sacchi sigillati. Io so parlare Romeno, Bulgaro e Albanese. Se li fermano a un posto di blocco durante il trasporto, nessuno di loro può rivelare un cazzo.  Secondo te i vigili di Capua che stanno sempre da me e dalla mia amica trans, sanno parlare il Bulgaro e l'Albanese? Il mio amico avvocato di Aversa mi dice che nemmeno l'Italiano sanno scrivere. Carabinieri e polizia locale non si insospettiscono, loro dicono "noi muratori, non sapere parlare Italiano", cioè che fanno i muratori, girano sempre con attrezzi da edilizia nel furgone. Mi segnalano che sono loro perché portano dei tubi da grondaia fissati sul tettuccio del furgone IVECO. Lasciano la cocaina in sacchetti di 200 grammi sigillati e mischiati a altra roba da buttare, tutto in sacchi di plastica grigia che qua non si trovano, li mettono proprio là, dietro a quella duna di terra, dove sta quella piccola discarica abusiva, mischiata alla immondizia normale. Là ci vado a chiavare con i clienti.
Io sorveglio che nessuno mette le mani sui sacchetti di cocaina, finché, nella stessa giornata, i piccoli trafficanti di Casaluce se la vengono a prendere, fingendosi anche loro miei clienti.

Che ne pensi? Hai capito perché fra tanti paesi ho scelto proprio l’Italia?

© 2017 testo e foto Stefano di Stasio


venerdì 25 agosto 2017

Intervista a Diana Donetsk: ti spiego come io prostituta truffo al mio cliente 450 euro


Diana Donetsk: prostituată ca eu pot ieftin clientului meu 450 EUR

© 2017 Stefano di Stasio per testo e foto. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge

Parole e Fotografie riesce a farsi rilasciare, dietro congruo pagamento della prostituta intervistata, questa intervista che proponiamo ai lettori.

SOUNDTRACK CONSIGLIATA:

Mi presento: sono Diana Donetsk, sono Romena del distretto di Harghita in Transilvania, e faccio la prostituta di professione in Italia da 5 anni. In realtà mi chiamo diversamente, ho corrotto i funzionari dell'ufficio passaporti di Bucarest e ho fatto alterare il mio cognome sul mio passaporto. Adesso quello sulla carta d'identità italiana è completamente falso. Ho 37 anni. La mia specialità è la truffa ai clienti. Non sono più giovane e devo truffare se voglio guadagnare, i 20 euro di tariffa standard non mi bastano. Mia madre vive con me, lei lo sa che faccio la puttana e che con i soldi che guadagno mantengo anche lei in Italia.

La cosa funziona così: quando mi contatta un cliente nuovo, là sulla strada di campagna dove faccio la puttana insieme a Cristina, quella delle puntate precedente sul tuo blog Parole e Fotografie, io gli dico che lo devo conoscere meglio e perciò non gli faccio intostare il cazzo la prima volta che vado con lui.

Il cliente Italiano è stupido e ci casca quasi sempre. Quindi ritorna, perché non è stato soddisfatto e gli ho fatto venire il dubbio che è impotente. Quando ritorna io gli faccio assaggiare la fica, ma un poco, non tanto, e aspetto che lui mi chieda qualcosa in più. 
Che cosa? Ma di chiavare senza preservativo naturalmente!

    © 2017 foto Stefano di Stasio                        © 2017 foto Stefano di Stasio

A questo punto ce l’ho per le palle. Gli dico che lo posso fare, io prendo regolarmente la pillola anticoncezionale, ma che sarebbe meglio in albergo. Ma che mi deve dare 200 euro, perché è rischioso per me chiavare senza protezione. Gli dico che faccio un’eccezione, perché lui è uno che mi piace molto. Prendo un appuntamento di massima per la sera, lontano da dove batto la mattina e il pomeriggio, ma non per il giorno stesso. Gli do appuntamento dopo due giorni.
Nel frattempo gli do il mio numero di telefono, perché gli dico non si sa mai, e mi faccio dare il suo. Lui è contentissimo, perché gli ho fatto i complimenti e gli ho dato il numero di telefono.

Nei due giorni precedenti lo contatto al telefono e comincio a inventarmi un sacco di palle: che mio padre è morto da otto mesi, che sono povera, che devo mantenere mia madre e gli chiedo 200 euro. Mi faccio mandare i soldi per posta con un vaglia postale, io ho un indirizzo di residenza a Casagiove, vicino Caserta. 
Gli prometto che farò la troia con lui al nostro appuntamento che mi farò chiavare nella fica, in bocca e in culo senza preservativo, che mi farò sborrare sulle tette e sulla schiena, e altre porcate del genere. 
Lui si arrapa per telefono, pensa a queste porcate e mi invia i primi 200 euro per posta con vaglia veloce. Io vado all’ufficio postale, riscuoto e immediatamente rilancio.

Mi invento una seconda scusa, questa volta legata alla prima. Per esempio, se ho detto che i soldi mi servivano per il funerale di mio padre, gli dico che ho visto dei biglietti economici di aereo per la Romania e che i biglietti economy finiscono subito. 
Gli chiedo così altri 250-300 euro. A questo punto, lui non molla perché pensa a quando ci incontreremo, ha gli ormoni alle stelle, per illuderlo gli dico anche a quale albergo lo aspetterò all’ora stabilita e al giorno stabilito. Che non se ne pentirà, che io sono diversa dalle altre puttane e soprattutto da Cristina che, lo sanno tutti, è una trafficante di cocaina sotto copertura dell'attività di prostituta. Lei si è scelta perfino il nome di puttana, ELVIRA, uguale a quella di una trafficante vera Elvira Santafata, che è stata arrestata per traffico di cocaina qualche settimana fa. Così a chi la contatta e non sa che faccia ha la vera Elvira, lei dice che è lei la persona giusta e gli vende la cocaina. Naturalmente, mentre fa la puttana, così nessuno se ne accorge, e se passano i carabinieri, le chiedono pure se ha abbastanza clienti e se possono fare qualcosa di utile per lei.

Quando il pollo mi manda la seconda rata di 250-300 euro per posta, io vado, riscuoto e sparisco. 
Se lui mi telefona, io gli dico che non lo conosco e che non mi deve seccare con le sue telefonate, perché altrimenti lo denuncio per stalking
Considera, caro giornalista di PeF, che più del 90% dei nostri clienti è sposato e una minaccia di denuncia è quello che lo spaventa di più, non tanto per la cosa in sé, ma perché così lo vengono a sapere la moglie e i parenti della moglie.

    © 2017 foto Stefano di Stasio                        © 2017 foto Stefano di Stasio

Non solo: io così ci guadagno 450-500 euro puliti, senza nemmeno metterci la fica.

Se qualcuno si arrabbia? No non si incazza nessuno, e poi i Carabinieri ci conoscono e se qualcuno va in caserma per denunciarci gli dicono te la sei andata a cercare.
Figurati che anche i carabinieri e i poliziotti vengono a chiavare con noi in borghese. Ana, una prostituta romena che lavora in Italia da 7 anni, i carabinieri la chiamano signorina puttana e Ana li chiama sempre quando qualche cliente vuole fare il furbo. 
Sì, hai capito bene, giornalista del cazzo! Ana chiama i carabinieri di Capua. Naturalmente Ana sfila le chiavi dal cruscotto dell'auto del cliente e le getta nell'erba fuori dal finestrino, per non farlo scappare. I carabinieri con la volante vengono al suo posto di puttana in pochi minuti, che tanto lo conoscono a memoria,  e obbligano il cliente a pagare. Ma non a pagare i 20 euro soliti, Ana dice ai Carabinieri che ha pattuito 100 euro con il cliente e loro, carabinieri italiani la credono immediatamente a lei, puttana romena, e costringono il cliente italiano, a pagarle 100 euro!

Adesso hai capito perché l’Italia è il paese della puttana?


© 2017 testo e foto Stefano di Stasio