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domenica 23 aprile 2017

RèG19. LITTLE CHICK HORN

RECORD ASSOLUTO di ACCESSI ad APRILE 2017 (e non è ancora terminato!) ai post di PAROLE e FOTOGRAFIE:
2451 !
è record da quando il blog è stato fondato, distrutto il record precedente di 2265 accessi di Dicembre 2016.

ADESSO ci sono 101 visualizzazioni! e che k! 
GRAZIE!! Hertlich Danke, Thanks so much, merci beaucoup!

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65
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Большое спасибо всем из России!
Riprende la serie di PeF "Ribellarsi è giusto" © 2016 Stefano di Stasio.
RèG19. LITTLE CHICK HORN
In questo racconto, il numero 20 della rubrica, l'alchimia delle parole, darà voce a uno dei polli degli allevamenti a batteria, una di quelle pratiche di tortura degli animali da parte dell'uomo che fanno riflettere. maggiori notizie le trovate al link:

Soundtrack consigliate:


RèG 19. LITTLE CHICK HORN

testo di © 2016 Stefano di Stasio.

SETTIMANE 1 e 2
Che vita di merda! Mi tocca beccare una continuazione sotto le lampade rosse questo mangime che sa di piscio salato, e guarda quanti siamo a beccare in queste gabbie basse del cazzo, senza giorno e senza notte. Siamo qua da otto giorni, li ho contati, da quando siamo usciti da quella macchina che faceva un caldo boia, tanto che quando sono riuscito a spaccare il guscio del mio uovo e a scappare fuori ho tirato un sospirone di sollievo. Era buio fuori e da una finestra ho visto pure un disco chiaro che illuminava la notte. Poi ci hanno messi in uno scatolone, eravamo quaranta, e via fin qua. Io qua i giorni li conto perché vengono gli operai a riempire mangiatoie e abbeveratoi e poco prima suona una sirena o come cazzo la chiamano, li ho sentiti parlare. Comunque quello è il segnale che un nuovo giorno di lavoro comincia. Una cosa non la capisco: perché ci danno sempre da mangiare? Ho  ascoltato gli operai, dicono che “il ciclo” è di 50 giorni, ma che cazzo è il ciclo? Pure questo granturco che ci hanno dato dopo la prima settimana non sa di niente! Se lo mangiassero loro, all’anima e chi v’è muort’!

SETTIMANE 3 e 4
A stento riesco a parlare. Due giorni senza notte fa è venuta una donna con il camice bianco. Ha spruzzato qualcosa fra le gabbie. Pasquale, quello più simpatico fra gli operai, ha versato delle gocce bianche nei nostri abbeveratoi, chissà a che servono. Però d allora mi sento gonfio, mi viene da scoppiare, magari sono proprio quelle gocce. Ieri è venuto uno stronzo vestito con un camice blu. Ha cominciato a prendere quelli della prima gabbia, là in fondo. A uno a uno li afferrava per le ali e con i guanti pesanti da lavoro e delle tenaglie affilate, ha cominciato a troncare di netto la punta del becco di quei poveretti. E come se la spassava quel cesso! Poi è passata una signora dell’amministrazione e gli ha detto qualcosa za quello stronzo: perché? E lui ha biascicato qualcosa, ho sentito, “annibalesimo” o “cannibalismo”, qualcosa del genere. Non so che cazzo vuol dire. Ho cominciato a tremare di paura, poi la signora ha detto qualcosa, tipo “legge 2012”  e quello stronzzo ha smesso di amputare becchi. Ancora tremo oggi dopo più di un giorno senza notte e ringrazio il Dio dei pulcini. Qua nella gabbia stiamo crescendo alla svelta e già viene fuori più di un bullo-pollo del cazzo! Io non riesco nemmeno a stendere le ali, lo spazio è troppo poco. Che vita di merda!

SETTIMANA 5
Ci è spuntata una cosa morbida e rossa in testa chissà che cos’è? A qulacuno no però! Mah! Sono diveri da noi, e sono attraenti, secondo me sono pollastrelle! L’ho sentito da Pasquale. Ho fatto amicizia con una di queste che si fa chiamare Polly. Polly ha dei bei occhioni marroni e anche le sopracciglia, sì le sopracciglia e se devo dire la verità, sono proprio le sopracciglia che ci fanno impazzire a noi galletti maschi. Magari ci accoppiamo io e Polly e chi lo sa, qua è un inferno, nemmeno riusciamo a muoverci più ora che siamo diventati più grandi. Uno dei bullo-polli della nostra gabbia ha beccato Pasquale e gli ha fatto uscire un sacco di sangue dalla mano. Qualche volta di questa gliela faccio vedere io a quel bulletto, che si fa chiamare Dock, perché prendersela proprio con le brave persone e per di più senza motivo?

SETTIMANA 6
Le cose si mettono male! Ho sentito Pasquale che parlava con il suo capo, uno con la faccia bitorzoluta e sempre rosso di colorito. Sarà perché sta sempre con la bottiglia di birra fra le mani, 24 ore al giorno senza notte! Diceva che ci taglieranno presto il collo! A tutti! Sì avete capito bene, ci vogliono uccidere daal primo all’ultimo, noi che siamo venuti insieme in questo posto di merda 5 settimane fa. Cosa fare? Ho smesso di litigare con Dock e mi sono fatto insegnare come si becca. E anche come si affila il becco sul bordo dell’abbeveratoio, quel pezzo di lamierino sottile che avanza fra il sostegno e la parete della gabbia. Anche agli altri galletti Dock ha insegnato ad affilare e a beccare duro. A me non mi importa di morire, beccherò fino all’ultimo sangue, ma mi preoccupo per Polly. Però forse, la cambiano di posto e la trasferiscono fra le galline che fanno le uova per venderle all’ingrosso. Spero che possa vivere un altro po’.
Appena verranno a prenderci, per la mattanza, ho sentito che è fissata per stasera, ci ribelleremo come un sol gallo! Facciamo come succede in quel libro di cui parlava Pasquale con l’autista del camion, su degli uomini rossi, anche loro con le piume in testa, che resistettero fino all’ultima piuma rossa di sangue per difendere la loro terra, le colline nere, dagli uomini bianchi avidi di oro. Ho preso un nome di battaglia: mi chiamerò “Little Chick Horn”, così ho capito che si chiamava il posto dove gli uomini rossi fecero a pezzi i bianchi, anche se poi persero la guerra. Pure noi faremo così.

Ribellarsi è giusto e Little big Horn sono copyright di © 2016 Stefano di Stasio. Ogni plagio sarà perseguito in termini di legge.


I post più visti nell'ultima settimana e la provenienza geografica:


Stati Uniti
373
Russia
283
Germania
257
Italia
29
Francia
24
Irlanda
15
Regno Unito
14
Paesi Bassi
12
Indonesia
2
Albania
1

domenica 26 febbraio 2017

PM2. 67P LA COMETA

Oggi vi presento la seconda storia che ho scritto per la rubrica Prospettiva Monka.
L’Editoriale lo trovate al link:
Come sempre i fatti e i particolari vi appariranno veri e verosimili,  mutuati, come sono, dalla inchiesta sul campo da me condotta sul tema della prostituzione sulla strada, il “meretricio” come diceva uno sceriffo che ho conosciuto. I personaggi, viceversa, sono opera di fantasia.
Ma tant’è, provate a capovolgere per un attimo la prospettiva e a tornare a 2000 anni fa…
Buona lettura!


La rubrica Prospettiva monka è © 2016 Stefano di Stasio

Soundtrack consigliata:


© 2016 Stefano di Stasio. La riproduzione, anche parziale, dell’articolo che segue deve essere autorizzata per iscritto da Stefano di Stasio. Ogni abuso sarà perseguito in termine di legge di salvaguardia del diritto d’autore.


PM267 P / la COMETA



  1. Un ratto peloso, incurante di ogni aliena presenza, mordicchiava un’arancia, piccolo sole nel buio della spazzatura. Che cazzo di freddo stasera. Si soffiava con l’alito sulle unghie finte, colorate di smalto semipermanente e si massaggiava le cosce, che assieme allo slip e alla parte inferiore del culo, facevano capolino, sotto a una ridotta minigonna orlata di pizzo a maglie larghe, mettendo in maliziosa evidenza la sua merce sopra a due stivali col tacco alto a spillo. Si tirò su le calze nere autoreggenti, che l’ultimo cliente le aveva sfilato alla ricerca di un orgasmo scomodo e improbabile. Imprecò contro un camionista che passava e la stava salutando dalla cabina del suo mezzo con la sirena, quella che quando uno la sente pensa di stare sul molo che arriva il vaporetto, e ti fa sobbalzare.

  1. Gli asciugava la pelle raggrinzita di liquido amniotico e ancora coperta di sangue. Recise con i denti la placenta, come le aveva insegnato sua cugina Elisabetta, e la ripose nella mangiatoia sul fieno ghiacciato. Le bestie nella baracca, emettevano complici muggiti e fremiti, osservando, con i loro occhi grandi e lucidi, quanto si dava da fare Giuseppe per esserle di aiuto e quanto Maria, quasi a dispetto, non se ne curasse. Fuori i pastori gonfiavano con fiato possente le vele delle zampogne accanto ai loro fuochi notturni.

  1. Si era fermato un SUV nero con al volante un grassone con gli occhiali e l’i-phone in mano, che sudaticcio ancora eruttava i fumi del pranzo di Natale. Quanto? Le chiese. E lei: 20 euro bocca/fica, come sempre. Se mi fai fare senza guanto ti do 30. Vaffanculo! Fu la sua risposta. Poi si ricordò che erano tre ore che stava al freddo e non batteva chiodo. Lui se ne accorse e mediò da vero sciacallo dicendo Facciamo con il preservativo ma ti do 15 euro. Mary, di nuovo, pensò al freddo e alla fame. Mugugnò qualcosa a denti stretti e annuì. Sapeva che non doveva abbassare i prezzi. La sua collega romena, la grassona della baracca a fianco con le mani da uomo, già una volta le aveva stretto le dita al collo. Stronza! Non ci rovinare la piazza, aveva detto, io a casa ho tre bambine da mantenere! Eh sì, parlava bene la balena bionda. Lei i prezzi non li abbassava, era vero, ma lei però faceva i bukkini ai vecchi senza preservativo. Diceva che tanto i vecchi chiavano solo con le mogli e non portano malattie. E così tutti i settantenni che prendevano u’ pinnul’, la pillola blu, un’ora prima, andavano da lei. Lei ci raccomandava di non dire niente a nessuno e, a ognuno di loro, diceva che stava facendo uno strappo alla regola delle puttane solo per lui. Così i clienti non parlavano di questo fra loro, la voce non girava e ognuno tornava da lei. I vecchi, si sa, con il preservativo non riescono ad arrivare, non l’hanno mai usato in vita loro. Mary salì in macchina, sul sedile di fianco al grassone, che intanto già aveva cominciato a sudare copiosamente di volìo e eccitazione, e gli indicò di proseguire sul sentiero buio, fino a una siepe lontano dalla provinciale e anche da sguardi troppo indiscreti. Questi, i clienti, ci avevano tutti la moglie a casa e, cazzo, se temevano che qualcuno, passando notasse la loro macchina e andasse a riferire. Kazzo, ne erano terrorizzati e Mary lo sapeva. Se la moglie scopriva le zozzerie del marito se lo sputtanava davanti a tutti i parenti, ma, soprattutto, lei perdeva un cliente.

  1. Il bimbo vagiva più forte. Maria fece per allattarlo, sperava si chetasse, ma era inutile, aveva ancora acqua nei polmoni di neonato e non riusciva a deglutire. Maria, lasciami fare una volta! - le sussurrò Giuseppe. Per una volta gli diede retta. Il padre sollevò le piccole braccia del figlio dell’Uomo e gli battette delicatamente la schiena. Immediatamente i vagiti disperati si tacquero e fu silenzio.

  1. Fammi prima il bukkino, se no non intosto! Mary si accucciolò sul ventre pingue dell’uomo e andò alla ricerca del piccolo cazzo sperduto fra i rotoli di grasso dell’addome. Lo trovò, nascosto come una lumaca che si ripara dal sole attaccata sotto una foglia di lattuga. Smanacciò un poco, almeno quel tanto per riuscire a sostenere il preservativo e riuscire a srotolarcelo sopra. Cominciò a succhiare schifata. Le veniva il vomito, ma non tanto per quel boccone di traverso, quanto per l’odore putrido dell’uomo, che, forse, non riusciva nemmeno a usare il bidè tanto era obeso. Andava di sotto e di sopra, lavorando di grosso e di fino con la lingua e nel frattempo il grassone, con gli occhi chiusi, riempiva l’abitacolo del suo SUV del cazzo di fremiti di piacere dai toni bassi e quasi di lamento, simili ai latrati di un cane.

  1. Giuseppe restituì l’infante chetato alla madre. Per una volta si era sentito utile l’oscuro falegname di Nazareth, lui che per mestiere era utile e necessario e che, invece, per volere di un dio minore della sua tribù, da quando aveva conosciuto quella ragazza gravida di un altro, era stato costretto all’esilio per fuggire il disprezzo e lo scherno di quanti conosceva e stimava. Avrebbe dovuto ripudiare la promessa sposa secondo l’usanza ebraica. Aveva cercato di farlo in segreto. Ma non ne aveva avuto il coraggio, era un brav’uomo, non era abituato a farsi rispettare. Così si era chiesto se davvero questo fosse il disegno di un dio.


  1. Mmm, aah, vengo! Il chiattone era venuto dopo nemmeno un minuto di coito e quando ancora ce l’aveva mezzo moscio. Che buffone! - pensò Mary - voleva fare senza guanto ed è bastato che sentisse l’odore della fica per qualche secondo per arrivare! Stronzo, dammi i miei 15 Euro! Dammi il resto di 100. E dove cazzo lo prendo, sei il primo stasera. Aspettami nella baracca, vado al distributore di benzina e mi faccio cambiare la banconota da 100 euro. Mary imprecò in albanese, la sua lingua natale, mentre il SUV si allontanava veloce. Quando era incazzata veramente, davvero non riusciva a imprecare in italiano. Sapeva che quello stronzo figlio di puttana non sarebbe mai tornato per pagarla. E fu allora che, disperata, alzò gli occhi verso il buio pesto del cielo, per trovare conforto e quasi per chiedere a chi sta in alto, il perché di quello che le capitava, facendo quella vita di merda. Aveva la vista acuta Mary, fin da quando, bambina sui monti di Albania, avvistava l’aquila, mentre badava al pascolo dei tacchini fra i boschi. Ma stasera c’era una cosa strana a destra della costellazione del piccolo carro. Sembrava una piccola striscia d’argento. Aguzzò lo sguardo, e fu allora che comprese l’oggetto che stava osservando. Cazzo era una cometa. Brillava fulgida sulla volta celeste ed era il giorno di Natale di duemila anni fa.

martedì 7 febbraio 2017

Editoriale dei 22000 accessi

Cari lettori di PeF, ebbene sì: sento il peso della responsabilità, ora che il blog, ma io direi il giornalaccio, alla toscana, da me diretto, ha raggiunto i 22000 accessi. Vi do alcune delle percentuali di provenienza:


Italia
12277    56% 
Stati Uniti
2917      13%
Russia
1467        7%
Germania
1334        6%
Francia
757          3%
Polonia
455          2%



Questo nella storia di sempre, cioè dalla fondazione del giornalaccio a Maggio 2010. C'è da dire che, negli ultimi mesi, il numero di utenze da Stati Uniti, Germania e Russia, ciascuno preso singolarmente, ha superato, e talvolta di molto, i collegamenti da Italia. Chi vivrà vedrà. Per ora grazie a tutti, Italiani, Tedeschi, Russi, Americani ecc. ecc.


Vi annuncio due novità di PeF: 

la primaSta per partire una rubrica di recensione di libri, si chiamerà Book Target © 2017 di Parole e Fotografie.

la secondaA breve, saranno pubblicate storie del tutto inedite, a continuazione della rubrica Prospettiva Monka di cui potete leggere l'editoriale e la prima storia ai link:

Sono storie minime, ma sono storie vere. Ogni dettaglio non è frutto di immaginazione ma di una massacrante, anche per il portafoglio, inchiesta sul campo svolta dal sottoscritto, durata 10 mesi, sul tema della prostituzione ambulante, cioè sulle prostitute che esercitano ai bordi delle nostre strade. 
Un consiglio spassionato: non ve le perdete queste storie di Prospettiva Monka! © 2016 di Parole e Fotografie.
Queste cose, su o da altre fonti, non le leggerete MAI! Scommetto quello che volete. Grazie!

Stefano di Stasio


mercoledì 28 dicembre 2016

E venne Dicembre nell'anno del Signore 2016. E portò a PeF oltre 2000 ACCESSI!
Sono perfino imbarazzato. In un solo mese, Dicembre 2016, oggi è 31/12 h23:00, conto 2260 accessi. Sono proprio tanti. In tutta la storia di questo blog, che comincia nel lontano Maggio 2010, i massimi relativi registrati si leggono 1059, 1066, 1264 accessi/mese.
Che dire? GRAZIE a TUTTI!
Grazie soprattutto ai redattori Giuseppe Mocci, Paolo Papiro, Antonello Cantiello e Giuseppe Perretta. Grazie a mia figlia Sigrid per i suoi valorosi consigli, nonostante abbia solo 13 anni!
A tutti giunga, come si dice in Francia, anche se la semantica può essere discutibile, l'expression de mes meilleurs sentiments.
Bonne année 2017! С Новым 2017 годом! Happy new year 2017! Feliz año nuevo 2017! Frohes neues Jahr 2017!
Stefano di Stasio

Italia
544
Russia
409
Stati Uniti
395
Germania
296
Polonia
198
Francia
72
Paesi Bassi
48
Irlanda
20
Canada
16
Ucraina
14

P
rovenienze geografiche degli accessi 
a PeF nel solo mese di Dicembre 2016 . I collegamenti da paesi con meno di 14 accessi non sono indicati
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